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Lettera al Papa su don Gallo
sabato 20 luglio 2013 10:39

di Moni Ovadia

Scrivere una lettera al Papa, la guida religiosa dei cattolici di tutto il mondo, è di per sé un azzardo e lo è tanto di più se a scriverla è un non credente, per sopramercato nato e cresciuto nel contesto di un'altra fede. Come dovrei rivolgermi al Sommo Pontefice? Forse direttamente all'uomo Bergoglio che viene prima della sua carica e già dagli esordi della sua ascesa al soglio pontificio, ha mostrato di esprimersi con irrituale semplicità e di astenersi da ogni attitudine curiale?

Sarebbe certo il più modo più appropriato, ma mancherebbe di un'intenzione importante del senso della mia lettera perché è certamente all'uomo che voglio parlare, ma anche al Capo della Chiesa Cattolica. Per questo intesto così: «Caro Papa Bergoglio, mi chiamo Moni Ovadia, sono un ebreo agnostico di professione saltimbanco che pratica il suo mestiere contrabbandando la spiritualità dell'esilio ebraico, soprattutto nelle sue espressioni umoristiche e paradossali. Nella vita e sul palcoscenico, sono un "attivista" che, nei limiti delle sue capacità, ma con passione, si impegna a favore dei diritti degli ultimi e delle minoranze, della loro dignità, della giustizia sociale e della pace.

Talora mi capita anche di pubblicare le mie personali riflessioni su libri, articoli e altri scritti. Le scrivo per assolvere un dovere e un impegno cogenti. Alcune settimane fa, con decine di migliaia di persone in Italia e non solo, ho condiviso la perdita di un grande amico, un fratello, un Maestro. Si chiamava Andrea Gallo, Don Andrea Gallo, era un prete cattolico. Sì, un prete cattolico! Mai, neppure in una sola delle molteplici occasioni in cui ci siamo visti, ha omesso di dirmi che la Chiesa Cattolica era la sua Chiesa. Lei, sicuramente, ne ha sentito parlare. E' stato uno degli uomini più amati di questo nostro travagliato Paese.

Perché dunque mi sono risolto a scriverLe in quello che sarebbe stato il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno? Perché Don Gallo mi ha eletto come suo direttore spirituale e, nel corso di molte occasioni pubbliche, ha confermato questa elezione. Lei capirà, quando nel corso delle molte manifestazioni in cui abbiamo condiviso la nostra comune passione spirituale, politica e civile, Don Andrea ripeteva che il suo direttore spirituale era un ebreo agnostico, le persone presenti ridevano affettuosamente con allegria e tenerezza come si reagisce ad una battuta, ma la cosa era ed è seria.

Il Gallo sapeva che non poteva affidare in mani migliori il senso più profondo del suo magistero di uomo e di prete cattolico, non perché io sia così degno, tutt'altro, ma perché lui sapeva che io, pur con tutti i miei limiti e peccati, lo avrei custodito come il più prezioso dei lasciti. Caro Papa Bergoglio, io non Le scrivo per chiedere che Lei faccia aprire un fascicolo per la beatificazione di questo prete da marciapiede - come lui stesso si definiva - e non glielo chiedo perché, con tutto il dovuto rispetto, il Gallo per noi che lo abbiamo conosciuto, è già Santo. E chi se non un santo avrebbe potuto dare corpo vivo alla più dirompente delle Beatitudini di Gesù?

Nella Chiesa, nella comunità, nel cuore di Andrea, gli ultimi, i tossicodipendenti, le prostitute, i transgender, i ladri, i poveri, i disperati, erano i primi. Per me personalmente il Gallo era uno Tzàddik, il giusto sapiente delle comunità khassidiche. Noi ebrei attribuiamo la santità solo al Santo Benedetto. Comunque, Don Andrea, prete cattolico ed io, ebreo agnostico, eravamo uniti da una comune spiritualità.

Le religioni possono separare, la spiritualità unisce credenti, diversamente credenti e non credenti. Ecco, per questa ragione io mi permetto di rivolgerLe questa richiesta: Lei che ha mostrato particolare sensibilità per gli ultimi, per lo scandalo delle ingiustizie e delle disuguaglianze, Lei che ha avuto la forza di rubricare nella legislazione dello Stato Pontificio il ripugnante reato di tortura, di abolire la crudeltà dell'ergastolo, trovi il modo di dedicare un'omelia al prete cattolico Don Andrea Gallo, grande cristiano, partigiano, antifascista e uomo di pace. Il suo corpo non è più fra noi, ma il suo pensiero e la sua energia vivono e vivranno nelle nostre menti e nei nostri cuori e in quelli dei giusti di ogni tempo a venire. Di don Gallo, l'umanità ha bisogno».

Commenti
  • Franco Borghi 16/08/2013 alle 15:27:57 rispondi
    un credente e un ateo
    Caro Moni Ovadia, apprezzo molto la tua lettera a Papa Francesco. Don Gallo era un grande testimone che io ho apprezzatom molto. La tua dichiarazione mdi essere agnostico o ateo o non credente mi fa un po' sorridere in spirito dim amicizia (ti ho apprezzato varie volte a Uomini e Profeti). Ho sorriso perchè sia l' ateo che il credente non possno avere la certezza assoluta di essere nella posizione giusta e vera. Entrambi non hanno argomenti definitivi per provare l' assenza o la presenza di un Dio creatore. L' uno e l' altro non sanno spiegare il perchè di tante cose, di tanti fenomeni, del senso della vita, ecc. ecc. Quindi io eviterei di sbandierare la propria professione di agnosticismo o di fede. Basterebbe vivere giorno per giorno coerentemente a seconda dell' una o dell' altra posizione, con umiltà e disponibilità.
  • Maurizio Ruffino 16/08/2013 alle 17:32:16 rispondi
    spiritualità e istituzioni
    Ti invidio, caro Moni (scusa il caro ed il tu, da comunità mediatica, di persona non oserei senza uno specifico invito), per il misto di idealismo ed ingenuità, almeno a mio vedere, che dimostri nello scrivere questa lettera al papa.
    Al papa?
    Il rappresentante di un'istituzione che nei secoli si è cimentata come tale ben più e ben al di sopra delle possibilità di far altrettanto dei nostri miseri stati nazionali che tentano di imitarla inutilmente creando "caste" detentrici di ogni potere e di ogni privilegio?
    Max Weber era convinto che la carica ideale fosse inversamente proporzionale all'avvicinamento al potere stesso e tu credi che la spiritualità faccia eccezione?
    Io non credo ed ho poca fiducia nel fatto che il papa (si chiami Benedetto, Francesco o con un qualsivoglia altro nome) possa capire, come i poveri, la grandezza di don Gallo.
    Un cordiale saluto
  • Mauro 16/08/2013 alle 23:21:18 rispondi
    Cavilli
    Veramente l'agnosticismo sostiene l'inconoscibilità di ciò che non può essere verificato scientificamente. Non si prende la briga di affermare che esista o non esista un Dio. Non nega e non afferma, semplicemente dichiara che NON si può avere la certezza dell'esistenza di Dio e quindi non ha senso nessuna religione.
    ... e tantomeno qualunque fanatismo!
    In ogni caso non è prerogativa esclusiva di una religione o di un religioso coltivare la giustizia, l'onestà e il rispetto per l'essere umano. Ci vuole anzi una buona dose di supponenza e arroganza nel pensare che il "bene" sia solo quello indicato da Dio o fatto "nel nome di Dio"!
  • Sergio Camiz 31/08/2013 alle 10:49:17 rispondi
    Caro Moni,
    che un prete cattolico l'abbia preso come padre spirituale, suppongo che possa farle provare una soddisfazione senza uguali e ne son felice per lei. Di un prete poi come don Gallo, di cui non so niente, se non i commenti elogiativi che gli son arrivati da ogni parte, soprattutto.
    Lei testimonia come si possa esser agnostici (ma anche atei fa lo stesso) ed aver un senso etico tale da farsi ammirare perfino da un "amministratore d'anime" quale un prete è.
    Son sicuro che l'ebraismo in questo abbia il suo peso, ma altrettanto sicuro che questa qualità sia alla portata di qualunque esser umano, solo che se ne voglia far carico. Un carico all'inizio assai pesante, ma che con l'abitudine diventa più leggero di qualunque altro.
    Mi auguro e le auguro che possa esser d'esempio a tutti.
    Quanto alla sua lettera, credo che se Bergoglio fosse quel rivoluzionario che tutti aspettano, piuttosto che un'omelia a don Gallo dovrebbe dichiarare ex cathedra: Ragazzi, da 2000 anni abbiamo scherzato; dio non esiste, ma da oggi ci si comporta a dovere a prescindere.
  • Cristina Cerutti 03/09/2013 alle 13:42:38 rispondi
    bellissima
    ...lettera. Spero ed auspico che papa Francesco ti risponda! In fondo risponde anche al telefono! Ti ho ammirato qualche anno fa in un bellissimo spettacolo al Teatro Brancaccio di Roma (quando era ancora gestito da Gigi Proietti) Anche io, nata nel cattolicesimo, sono ormai agnostica, ma ho sempre ammirato Don Gallo e, devo dire anche papa Bergoglio. Tempo fa copn amici ho detto che, finalmente, era cessata la mia sede vacante, che perdurava dal 1963 (data della morte di papa Giovanni)!
    Un caro saluto
    Cristina
  • Pierangela Benedetti 03/09/2013 alle 16:00:56 rispondi
    Grazie
    Carissimo Moni Ovadia, ti voglio immensamente ringraziare per quello che hai fatto e che soltanto tu potevi fare. Te ne ha dato l'incarico Don Andrea in persona nominandoti suo direttore spirituale.Io spero vivamente che Papa Francesco prenda in considerazione la tua lettera. Comunque per me Don Andrea è già santo e me lo immagino a rompere le scapole a Gesù assieme al suo amico Don Bosco. Ho avuto l'onore e il piacere di avere la sua amicizia. Ha sempre risposto alle mie mails e in una visita a Lucca mi regalò una piccola, ma bellissima teca con dentro la reliquia di San Giovanni Bosco. Mi sono fatta il mio altarino con la sua foto su un libro, la statuina di Maria Ausiliatrice e la reliquia e ogni sera lo prego e mi raccomando che metta sottosopra il Paradiso, ma che ci dia una SANTA mano per uscire da questo ginepraio in cui si è infilata l'Italia. La sua Italia, quella per la quale ha lottato da partigiano a rischio delle sua stessa vita.