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''Sciacalli. Satira per tempi di merda'' di Vauro [Piemme, 2012] - Leggi la prefazione di Marco Travaglio
venerdì 9 novembre 2012 16:08

''SCIACALLI. Satira per tempi di merda'' di Vauro (Edizioni Piemme, 2012)
Leggi la prefazione di Marco Travaglio:

Non capisco bene se il titolo di questo libro, Sciacalli, sia autobiografico, a sottolineare la natura sciacallesca del suo autore che ride sempre delle disgrazie altrui e anche delle proprie (per questo fu giustamente sospeso dalla Rai per una vignetta sull'aumento delle cubature dei cimiteri dopo il terremoto dell'Aquila, in omaggio al "piano casa" del governo Berlusconi); o se invece voglia alludere, vergognosamente, alle presunte scelte sciacallesche del governo Monti che invece, com'è noto, sta salvando l'Italia a sua insaputa (dell'Italia, ma anche del governo Monti).

Ma, soprattutto, non riesco a comprendere perché mai Vauro, noto comunista, abbia chiesto a me, noto esponente della peggior destra antipolitica, populista, giacobina e giustizialista, ma anche antigiacobista, giustizialitica e pupulina, di scrivergli la prefazione. Forse per propinarmi un'altra volta le vignette che già mi ha somministrato in dosi da cavallo nelle troppe puntate di Servizio Pubblico, come se non bastassero le cinque stagioni di Annozero che ci siamo vicendevolmente e masochisticamente autoinflitti.

Sia come sia, liquidiamo in fretta questa incombenza introduttiva, poi pensiamo alle cose serie (avendone).

Dunque: il libro Sciacalli di Vauro Senesi in arte Vauro è mezzo scritto e mezzo disegnato. La parte scritta non l'ho letta, se non in diagonale, ci mancherebbe altro. La parte disegnata la conoscevo già perché l'ho vista nascere, vignetta per vignetta, negli studi di Santoro. Posso dire, in sintesi e quasi in conclusione, che si tratta di un'operazione biecamente commerciale, e anche parecchio sciacallesca. Il Vauro non vuole starci al ricatto dell'"allora preferivi Berlusconi?" in base al quale molti intellettuali, giornalisti, politici e anche vignettisti che prima non ne perdonavano una a Berlusconi ora le perdonano tutte a Monti, anche se fa più o meno quel che Berlusconi tentò di fare ma, avendo altro a cui pensare, non riuscì a fare. Il Vauro si permette di rinfacciare a Re (e forse San) Giorgio Napolitano, intoccabile, inascoltabile, inintercettabile, invalutabile, irricattabile e soprattutto inguardabile, il plauso all'invasione sovietica dell'Ungheria nel 1956. Il Vauro irride a Veltroni che ha detto «l'articolo 18 non è un tabù» dopo che l'avevano già detto Monti, la Fornero, la Marcegaglia (manca Hitler, ma soltanto perché è morto). Il Vauro, con scarso spirito patriottico, all'espressione "cresci Italia" non scatta sull'attenti, ma si rotola per scompisciarsi. Il Vauro non riesce a capire che diavolo ce ne facciamo della tav Torino-Lione e perché presidiamo un cantiere che non esiste in Valsusa con centinaia di militari in assetto di guerra, come se non bastasse la guerra in Afghanistan (anzi la "missione di pace" che, en passant, trova pure il modo di criticare). Il Vauro non apprezza il bon ton della Fornero che, ogni volta che incontra Marchionne, calza le pattine per non infastidirlo col rumore dei propri passi e poi decide di non farli nemmeno, i passi, preferendo strisciare sul pavimento. Il Vauro, con scarso spirito garantista e con poco o punto rispetto per la privacy e per la dignità della donna, s'inventa un'intercettazione hard fra Monti e la Fornero, come se non bastassero le intercettazioni vere che escono sui giornali.

Il Vauro - nella parte disegnata - raffigura boia che strizzano le palle a politici, politici che infilano scope nel sedere ai lavoratori, parlamentari che in mancanza del vitalizio fino a sessant'anni devono accontentarsi delle tangenti (Casini, per tenersi le mani pulite, prende le mazzette coi piedi), la Merkel che definisce Monti "secchione inchiavabile", Monti che invita alla coesione nazionale perché "siamo tutti sulla stessa banca", l'appena defunto don Verzé beatificato col nome di "san Arraffaele", elettori spaesati che a furia di sentir parlare di spread rimpiangono i tempi in cui "si parlava di figa", Bersani che perde tutto, anche la testa, tranne le palle (mai avute), Vespa che srotola tanto di lingua al cospetto del premier tecnico sentendosi però rispondere "riarrotoli pure, a me basta una piccola leccatina", Gesù Cristo costretto a pagare l'IMU sulla capanna di Betlemme e la tassa sulla salute a ogni lebbroso guarito e il ticket parking per i tre giorni trascorsi sulla croce.

Non contento, il Vauro si esibisce in vignette populiste, giustizialiste, giacobine e antipolitiche, dunque tipiche della peggior destra a cui appartengo io. Tipo quella in cui invoca un solo taglio ai parlamentari: quello delle mani. E, somma provocazione, si permette addirittura di credere alla trattativa stato-mafia (senza neppure premettere "presunta", come si usa nella nuova sinistra napolitana alleata all'Udc di Cuffaro) e ipotizza perfino che chi la nega sia un mafioso, convinto - comprensibilmente - che la trattativa statomafia sia impossibile perché notoriamente lo stato non esiste.

Ecco, se mi resta quel dubbio sul titolo, in compenso ho finalmente capito perché il comunista Vauro ha chiesto a me di scrivergli la prefazione: perché è diventato irrimediabilmente di destra. La destra antigiacobista, giustizialitica e pupulina: la mia. A sua insaputa.
Marco Travaglio


...O viceversa. Vauro


''SCIACALLI. Satira per tempi di merda''
di Vauro (Edizioni Piemme, 2012)